Luchino Visconti. Rocco e i suoi fratelli

Lindau, Torino 2011, pp. 246, 31 ill. b/n (series: “Universale Film”)

SYNOPSIS / SINOSSI

After half a century, Luchino Visconti’s Rocco e i suoi fratelli (Rocco and His Brothers, 1960) still remains a key-work of years when cinema used to play a major role in Italian culture. Receiving the transgressive inheritance of Visconti’s previous works (not to mention Federico Fellini’s La dolce vita, released just a few months earlier), Rocco e i suoi fratelli made its appearance in months of delicate political transition, provoking an unprecedented debate and a scandal which involved censorship, politics and even magistrature. Thanks to unpublished documents coming from several archives and a philological analysis of a large amount of documents preserved among Visconti’s papers, this book proposes a close analysis of Visconti’s most controversial and admired film on the base of new ideas about its production, its literary sources (particularly Giovanni Testori’s short stories), the scandal of its reception, and its cultural context.

​REVIEWS

 

"Non si è già detto tutto, su Rocco e i suoi fratelli? Pare di no. L'autore di questo denso libro, più che riprendere o ampliare giudizi, indende «mettere ordine nella montagna id carte che documenta il lavoro condotto nella preparazione del film». Il libro in esame costituisce un lavoro certosino che illustra fonti letterarie, influenze più o meno palesi di scrittori, parentele teatrali, progetti, difficoltà, ripensamenti, cambi di ambiti produttivi, vicende censorie. Un lavoro "filologico" su un film, come avrebbe voluto Pasolini dagli studiosi di cinema. E poi le tribolazioni di Visconti, le delusioni veneziane […], il vivace dibattito critico, i motivi socio-politici (il lavoro, l'eigrazione interna, l'inserimento, l'imborghesimento). Un campo che aveva già dato il suo raccolto ma che ora, con questo libro, si è prospettato ancora ricco di messi."

(Ermanno Comuzio su Cineforum, giugno 2012) 

"Ricorrendo a documenti in buona parte inediti e reperiti in vari archivi, Mauro Giori rilegge Rocco e i suoi fratelli alla luce del suo contesto culturale.

Dapprima si addentra lungo le complesse e tormentate «molte vite» di «un racconto a quattordici mani», scriminando apporti dei sette a vario titolo coinvolti in trattamenti, cancellature, elaborazioni, annotando come a differenza dei cinque in sceneggiatura (Suso Cecchi D'Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti, e il duo Pasquale Festa Campanile-Massimo Franciosa «sotto contratto con la Titanus»), e Vasco Pratolini partecipe del soggetto, Giovanni Testori sia lasciato ad una noticina di margine.

Proprio sul nodo Testori, dopo aver fatto cronaca degli strascichi polemici, censori, giudiziari del film, si concentra Giori. Disserta sulle quattro fonti principali, Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller, I Malavoglia di Giovanni Verga, Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann, L'idiota di Fjodor Dostoevskij. Ma in quinta battuta, allarga lo studio su racconti di Testori, da cui nonostante «Visconti appaia restìo a riconoscerlo», il film ricalca «episodi e porzioni dell'intreccio, in particolare la violenza subita da Nadia», di più ancora con «un'influenza che penetra nel tessuto poetico, ideologico e morale» del film.

Etnografico «scontro di culture», stridore di personaggi non solo tra Nadia che «è la città. Milano», anche tra i fratelli situazionalmente in alternativa uno all'altro, mondo della boxe tra «degrado sociale e sessualità», resterebbe sempre forte la simbiosi tra Testori e Visconti «due facce della stessa medaglia», uno per l'altro strumentale per «un melodramma in chiave realistica e su sfondo contemporaneo» con «l'ambizione etica di commentare didascalicamente la realtà»."

(Alberto Pesce su Sipario, 16 marzo 2013)

"Maurizio Porro definì il film di Visconti Rocco e i suoi fratelli «un supermelodramma sindacale». Questo ci permette di entrare subito nella tesi principale sostenuta da Mauro Giori nel suo libro Luchino Visconti. Rocco e i suoi fratelli. Nella sua poderosa ricerca l’autore esamina sia il contesto (il boom prossimo venturo, la censura, l’importanza del cinema tra seconda metà degni anni Cinquanta e prima metà dei Sessanta) sia il testo (fonti, tematiche, registri stilistici). Soprattutto Giori si sofferma sul rapporto tra melodramma e impegno politico, tra Freud e Marx, tra serietà didascalica e amore per il sensazionale e lo scabroso. L’apparente antiteticità di queste coppie concettuali si risolve nel suo contrario. Visconti, infatti, attraverso l’erotismo, indaga la realtà sociale (quella che ha il suo epicentro nell’emigrazione e nel rapporto tra Nord e Sud). […] Particolarmente illuminante è lo spazio che Giori assegna al libro di racconti di Testori intitolato Il ponte della Ghisolfa. Lasciatisi alle spalle Verga e Rocco Scotellaro, (a onta di altri riferimenti colti dal Thomas Mann di Giuseppe e i suoi fratelli al Dostoevskij dell’Idiota) Visconti vede in Testori un sodale: entrambi ricorrono «alla sessualità come strumento d’indagine della contemporaneità». Il regista nel romanziere e drammaturgo trova «gli strumenti per elaborare un melodramma in chiave realistica». Ma, soprattutto, ciò che li accomuna è «il vigore morale dello sguardo, l’ambizione etica di commentare didascalicamente la realtà». Melodramma e politica sono «due facce della stessa medaglia», dice il critico; anzi, proprio in questo legame vi sono «le premesse per un discorso moderno e aggiornato». Tale commistione non piacque alla stampa del tempo. La critica di sinistra, soprattutto, ritenne inammissibile che «un film nato con intenti di analisi sociale debba più a uno scrittore cattolico che alla letteratura sostenuta dal partito». La stampa di destra, infine, dal canto suo, scambiò per scabrosità il proposito di fare dell’eros un grimaldello interpretativo della realtà."

(Gaetano D’Elia su Quotidiano di Bari, 6 ottobre 2011)

"Mauro Giori […] non è nuovo allo studio e all’analisi del cinema di Visconti, avendo scritto in precedenza il saggio Poetica e prassi della trasgressione in Luchino Visconti. In questo nuovo lavoro, per contro, sposta l’attenzione sul solo film Rocco e i suoi fratelli, dando vita ad una monografia decisamente accurata. 
Giori parte da lontano, dalla stesura del soggetto e della sceneggiatura,  evidenziando come fin dalla genesi di Rocco, le difficoltà (ed incomprensioni) incontrate siano state molteplici. Occorsero  infatti due trattamenti e sei sceneggiature per poter giungere alla versione finale (sette autori parteciparono alla sua stesura). Un altro tassello fondamentale della storia di questo film risiede nel tormentato rapporto con la censura. L’autore basandosi su preziosi documenti d’archivio, ricostruisce minuziosamente la vicenda che portò Visconti ad affrontare una vera e propria battaglia contro lo Stato italiano per far circolare il film nella sua versione integrale. Oltre a questa parte storiografica, il saggio getta uno sguardo sulle fonti letterarie che ispirarono il regista milanese, quattro in particolare, da Miller a Mann, passando per Verga e Dostoevskij. Ma la fonte più rilevante (ed anche quella meno citata da Visconti e dai suoi collaboratori) secondo Giori è da ricercare ne 
I segreti di Milano di Giovanni Testori, influenza riscontrata sin dal primo trattamento. 
[…] Dunque un saggio di sorprendente concretezza che lascia poco spazio a critici voli pindarici, prendendo invece come riferimento archivi e analizzando da un punto di vista filologico gli scritti del regista, ricostruendo in maniera estremamente analitica il processo artistico-produttivo che diede vita al capolavoro viscontiano."

(Stefano Perosino su Sentieri Selvaggi)


"Sin dalle prime pagine introduttive emerge l’approccio da studioso di Giori. Prepara, infatti, il lettore allo sguardo indagatore con cui affronterà questo viaggio all’interno dell’opera Rocco e i suoi fratelli (1960) sottolineando la situazione culturale del Paese negli Anni ’60, con relativa incidenza del cinema: «Una cosa ancora molto seria» con uno Stato che non tagliava fondi, ma anzi sceglieva di investire nell’attività culturale e artistica fino ad essere sin troppo presente (come di lì a poco scopriremo rispetto allo strumento censorio che colpì il film).
Da ricercatore qual è […], Giori apporta con questo volume un contributo importante e personale sul piano filologico agli studi dell’opera viscontiana ed in particolare di Rocco e i suoi fratelli – immaginiamo il minuzioso lavoro di documentazione negli archivi visto l’ottimo risultato di riordino delle carte e ricostruzione della preproduzione, delle fonti, dell’iter censorio e ricettivo della pellicola. Proprio come se fosse l’edizione critica di un testo, l’autore dichiara le sue ipotesi di lavoro […], ci informa sui documenti consultati guidandoci alla decodifica delle sigle ed infine ci illustra come ha operato nelle citazioni e trascrizioni dai documenti di cui si è servito.
[…] Una difficile gestazione che ben si intuisce anche dalla ricostruzione delle fonti letterarie. Giori le passa in rassegna manifestando un’analisi sempre più certosina che cerca sì di raccogliere ciò che già è stato desunto prima di lui, ma lo scandaglia, esplicitando similarità e discordanze (vedi, per esempio, il confronto con I Malavoglia di Verga). In un ruolo attivo, e quasi da contraltare, si pone ancor più nei confronti della fonte dichiarata negli stessi titoli di testa di
Rocco e i suoi fratelli: Il ponte della Ghisolfa (1958) di Giovanni Testori. Rintraccia nella trama narrativa di Rocco influssi anche da La Gilda del Mac Mahon (1959) e soprattutto ci svela come «le operazioni messe a segno da Visconti» siano sottili tanto da «fondere insieme diversi personaggi prelevati dai vari racconti per farne confluire i tratti in quelli che animano il dramma del film». […]
Mettendo nero su bianco la ricerca di contrasti netti propria del fare cinema di Visconti, Giori ci porta a comprendere come il cineasta in Rocco arrivi ad intrecciare l’analisi sociale col melodramma […]. «L’indagine sull’eros fa da tramite alla denuncia della modernità» – emblematica risulta la sequenza del combattimento di Rocco in montaggio alternato con l’uccisione di Nadia da parte di Simone.
[…] un’interessante analisi su più piani, ricettiva delle indagini anteriori e mossa da uno sguardo fresco, appassionato (Mauro Giori è autore anche di
Poetica e prassi della trasgressione in Luchino Visconti 1935-1962), filologico."

(M.R. Tangorra, Cineclandestino.it)

​TABLE OF CONTENTS

 

Introduzione V

1.    Un racconto a quattordici mani. I materiali preparatori

Il primo trattamento - Il secondo trattamento - Le sceneggiature

2.    Un affare di Stato. Politica, magistratura e censura contro Rocco

I ragazzi delle olimpiadi e quelli del boom - Il decoro dell’Idroscalo - Una mente inglese a Venezia - Una grande battaglia contro il falso moralismo - Rocco sorvegliato speciale - Rocco in parlamento - È osceno, ma non è osceno - Le molte vite di «Rocco»

3.    Uno sguardo dal ponte della Ghisolfa. Le fonti letterarie

Da New York a Milano - Un Verga appassionato - Giuseppe e i fratelli di Rocco - Da un Cristo all’altro - Imago diaboli

4.    La morale della fabbrica. Ideologia, utopia e propaganda

La vita amara - Il compagno Visconti - Il cosiddetto miracolo - Africa? - Il marito di Ginetta - Il fidanzato di Franca

5.    L’amore ai tempi del boom. Melodramma eros e capitale

Intorno al miracolo economico - Forme del melodramma - Nadia, la ragazza simbolo - Il bacillo della boxe - Impegno artistico come impegno ideologico

Antologia critica

Bibliografia

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