Scandalo e banalità. Rappresentazioni dell'eros in Luchino Visconti (1963-1976)

LED (Edizioni universitarie di Lettere Economia Diritto), Milano 2012, pp. 478​, 135 ill. b/n (series / collana: “Il Filarete. Pubblicazioni della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Milano”, 277)

SYNOPSIS

In the 60s and 70s, Visconti consistently continued his transgressive work, mostly through the representation of alternative sexualities and masculinities. Nonetheless, the fast transformation of society, culture and politics, not to mention cinema itself, provoked a radical change in the discourses surrounding his works from Il Gattopardo (The Leopard, 1963) to L'innocente (The Innocent, 1976). The scandals often caused by Visconti's works in the previous years were now replaced by a culturally problematic consensus or, the other way round, by incomprehensions which trivialized the issues raised (not always consciously) by the director through his potentially subversive representations. This is the case, for instance, of the association between Nazi-Fascism and sexual perversion rooted in an intricate leftist tradition which is at the core of La caduta degli dei (The Damned, 1969) but is already recognizable in Il Gattopardo, informs the unrealized project to adapt Marcel Proust's À la recherche du temps perdu, and influences also Morte a Venezia (Death in Venice, 1971). Thanks to an extensive archival research and a philological analysis of Visconti's papers, this book combines film analysis and genetic criticism to reinterpret some of the most misunderstood of Visconti's films to establish the crucial role played by the representation of eros both in the director's poetics and in the response to his movies. In so doing, it complements Poetica e prassi della trasgressione in Luchino Visconti.

​REVIEWS

"'Ma no via, non venitemi a parlare di scandalo: parliamo piuttosto di banalità, non le sembra?'. Con questa citazione da Il lavoro (1962) si apre il bel volume di Mauro Giori, Scandalo e Banalità […]. Studio complesso e approfondito sul tema dell’eros nei film dell’autore […], il volume si pone l’obiettivo di tracciare «l’'intenzione' trasgressiva di Visconti nel suo farsi».

Giori analizza documenti, lettere personali di Visconti, compara le diverse versioni delle sceneggiature, a partire dai soggetti, le dichiarazioni degli sceneggiatori e degli aiuto registi, le recensioni, l’accoglienza del pubblico e le parole del regista, per ricostruire in maniera rigorosa il processo creativo che ha portato Visconti ad utilizzare l’elemento Eros in modo assolutamente eterodosso rispetto alla cinematografia corrente.

[…] Giori procede in maniera minuziosa con l’analisi delle varie edizioni intermedie delle sceneggiature e dei documenti che precedono la realizzazione dei film. […] Oltre a sottolineare questo modus operandi per cui Visconti lavora ossessivamente a ogni suo progetto filmico, cambiando spesso idea, soprattutto sulla psicologia dei personaggi, Giori mette in luce come il regista abbia lavorato a lungo e sistematicamente su varie forme di accostamento tra regime nazifascista e perversione sessuale. […] «Ho scelto di raccontare situazioni estreme per dare l’idea di una filosofia, di una razza, delle putrefazioni che fermentavano in Germania, in quegli anni. Ho voluto indicare il limite oltre il quale Sodoma e Gomorra vengono sepolte dalla cenere». 

Le parole di Visconti aprono ad un progetto, mai realizzato, del quale Giori dà conto in maniera puntuale: l’adattamento del capolavoro di Proust, Alla ricerca del tempo perduto, in cui il tema dell’eros si manifesta in maniera decisiva. […]

In questo nutrito, puntuale e importante volume Giori sottolinea come in pochi si siano interrogati sulla relazione tra le inclinazioni dei personaggi viscontiani e l’attualità sociale. «Al cinema mi ha portato soprattutto l’impegno di raccontare storie di uomini vivi: di uomini vivi nelle cose, non le cose per se stesse», con una inconscia predilezione per lo scandalo, probabilmente, ma con assoluta mancanza di banalità."

(Emma Gobbato su Drammaturgia B, 2013)

"Nella sterminata bibliografia viscontiana, i lavori di Mauro Giori si fanno notare soprattutto per l’intenzione di tracciare riflessioni basate su un metodo filologico. Per ogni film chiamato in causa c’è una dichiarazione delle fonti preparatorie, dai soggetti ai trattamenti. Sempre da qui partono le indagini, che vedono il loro centro nel tema specifico della sessualità. L’analisi accurata delle sceneggiature in questo caso diventa necessaria, soprattutto nello studio di un progetto mancato (un film tratto da Sodoma e Gomorra di Proust) ma non solo. Infatti, per affermare che “la ricerca dello scandalo rappresenta una costante del percorso del regista, al punto che è lecito considerarla come uno degli assi portanti della sua poetica” […] sono state decisive le informazioni ricavate dall’analisi degli avantesti. […]

Tutto questo sulla base di un atteggiamento squisitamente filologico, in quanto “appoggiandosi alla filologia variantistica, la critica genetica offre strumenti adeguati per un lavoro più sostanziale, rigoroso e pregnante di ricostruzione del processo creativo.” (Ivi,p. 11). Un metodo che ha guidato anche l’elaborazione del monografico Luchino Visconti. Rocco e i suoi fratelli (Torino, Lindau, 2011) […].

Scandalo e banalità. Rappresentazioni dell’eros in Luchino Visconti (1963-1976) si occupa, come da titolo, del rapporto del regista con la sessualità. Soprattutto con la propria omosessualità che diviene il fulcro della rappresentazione. E come l’insistenza sull’omosessualità (più o meno esplicita che sia) porta con sé un carattere provocatorio in costante messa in discussione. Giori individua la chiave di lettura del cinema di Visconti nell’ossessione per la provocazione, la propensione allo scandalo in prospettiva sociale. 
Il momento storico preso in esame sembra essere, per tali questioni, quello più significativo. In un periodo come quello a cavallo tra anni Sessanta e Settanta, un regista non più giovane non può che trovarsi a disagio con la tematica dell’erotismo, in bilico tra il bisogno ontologico del suo cinema di creare lo scandalo e la paura di cadere nella banalità. Le trasformazioni nella società e nel cinema stesso si erigono a ostacolo nella retorica rappresentativa della provocazione viscontiana, portando a incomprensioni e riduzioni di senso. Ad esempio in un film come 
La caduta degli dei (1969), nel quale viene posta un’associazione tra nazismo e depravazione sessuale, ovvero l’idea di una sessualità compromessa e alla base della “perversione” del nazismo. Temi che saranno sfruttati, banalizzati ed estirpati dalla critica storico-sociale che li aveva generati, da film come Salon Kitty (Tinto Brass, 1975) e dal filone (nato anche e soprattutto a partire da un’altra degenerazione, ovvero ridicolizzando le situazioni e le ambientazioni di Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini, 1975) della Nazisploitation.

Il cinema di Visconti non può che vivere rappresentando l’eros, nel conflitto costante che nasce tra la sua vocazione estetica e il bisogno di una sostanziale problematizzazione e denuncia dei valori borghesi. Senza dimenticare una certa propensione, se non all’autobiografismo, nel trattare questioni a lui (esistenzialmente) molto vicine. L’omosessualità certamente la principale. Mauro Giori dimostra come proprio su questo presupposto si muova tutto il cinema di Visconti. […]

Mauro Giori dà un importante contributo nello studio del cinema di Visconti." 

(Alberto Beltrame su Cinergie, 2013)

​TABLE OF CONTENTS

 

Introduzione V

I.      Visconti immaginario

1. Due convegni, per cominciare – 2. Elaborazione del lutto – 3. La ‘rivoluzione culturale’ dei «Cahiers du cinéma» – 4. Essere Romeo

II.     L’occhio del ciclone. Il Gattopardo

1. La storia di un contratto matrimoniale – 2. Il principone e Mariannina – 3. Ercole e il gesuita – 4. Semel in anno – 5. Ars moriendi – 6. Il camerata Tancredi

III.    L’ultimo tabù. Vaghe stelle dell’Orsa... 

1. Parenti terribili – 2. Elettra sepolta – 3. Come quando si solleva una pietra – 4. Gli incesti del mestiere

IV.    Psicopatologia del nazismo. La caduta degli dei

1. Più maledetto – 2. Martin-Stavroghin – 3. La lunga notte dei lunghi coltelli – 4. Storia (romanzata) del Terzo Reich – 5. Se si vuole citare Freud... – 6. Il germe della crudeltà – 7. L’ebreo degli antifascisti

V.     Uno Zeppelin su Sodoma e Gomorra. Il progetto Proust

1. La poesia della dannazione – 2. Visconti lettore di Proust – 3. Un progetto viscontiano – 4. Sodoma e Gomorra, per esempio – 5. Il fantasma di Flaiano – 6. Autoritratto in catene

 

VI.    All’ombra dei fanciulli in fiore. Morte a Venezia

1. L’onore di Gustav Mahler – 2. Statue di gesso – 3. È inutile barare – 5. Tadzio e le sue sorelle – 6. La passione alta e struggente di una zia titubante

VII.   I tormenti di un sovrano cattolico. Ludwig

1. L’altro Mann – 2. Ludwig contra Wagner – 3. Il tritone lacustre – 4. Ma è sempre così complicato? – 5. Il nuovo Richard – 6. Una scena piuttosto scabrosa? – 7. ‘Tutti noi’ contro Visconti – 8. Felicitazioni per il re folle

VIII.  Il vecchio e i giovani. Gruppo di famiglia in un interno e L'innocente

1. Come i protagonisti dell’Arancia meccanica – 2. Il ’68 con i soldi di Rusconi – 3. L’ultima Ossessione 

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